Il caso Sarah Scazzi



E’ diventato un format televisivo il dramma della ragazza di Avetrano, Sarah Scazzi, fa ascolti da record fin dalla sera del ritrovamento. L’Auditel premia i vari programmi Porta a Porta, Matrix, La vita in diretta, Pomeriggio Cinque.

Sembra che abbiano inventato il Format Sarah, fermo restando la condanna per il fatto di cronaca e nei confronti di chi specula e spettacolarizza questo dramma, sembra proprio di ritrovarsi davanti a molti elementi analoghi a quelli delle fiction o reality televisivi. I psicologhi infatti affermano che il caso Sarah Scazzi ha delle attinenza con i serial che vanno seguiti ogni giorno, con un concetto di base e cioè che la realtà non è mai come appare.

Ci sono personaggi che tengono perchè sono dei tipi come l’assassino che sembra un brav’uomo, il fratello amatissimo e lontano, la madre vittima e indecifrabile nella sua compostezza, la cugina che da subito non si capiva da quale parte stesse e poi è stata indagata per occultamento di cadavere.

Tutte queste persone ci costringono a chiederci, come nei reality, a chi somigliamo noi. C’è stato anche il colpo di scena, la confessione e il ritrovamento di cadavere in diretta Tv, tutto questo crea dei parallelismi con il meccanismo del primo, secondo e terzo atto di tanti racconti di suspence o telenovele. Il fatto è che oggi la distinzione tra realtà e Tv non esiste da un pò di tempo si è quasi formattizzati. In questo caso ci sono caratteri antropologici che appartengono un pò a tutti noi, ma in questo caso ai protagonisti del fatto di cronaca, che a partire dall’assassino hanno adottato comportamenti televisivi, si aggiungono i caratteri dei talk show televisivi dove il caso viene discusso, non tanto con gli elementi che ne fanno parte quanto perchè quello del racconto televisivo è un rito consolidato, la strada era già imboccata con i casi di Cogne, Garlasco, Erba, Perugia.

Si fanno dei paragoni con i casi citati, se c’è attinenza con quello o quell’altro delitto, come nel 2006 il delitto di Parma quando l’assassino prima dichiarò che i bimbi non si toccano e questa sua affermazione insospettì gli inquirenti e diventò la prova generale. Una volta uno come Misseri (lo zio di Sarah Scazzi) se fosse stato avvicinato quando era solo un sospettato, avrebbe cacciato tutti con il forcone, oggi parla, si mette in posa, piange è allenato è come se andare in Tv facesse parte del copione e la sua recita ci stimola a essere spettatori e quello che c’è da tener presente che la protagonista assoluta è la televisione e non più l’avvenimento e questo strumento come dice qualche giornalista è da usare con cura e attenzione soprattutto nei casi drammatici.

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